la vera storia bibbia azione gay e lesbica

Il Dio sole/o 2

Continuiamo il nostro discorso sulle analogie tra il dio egiziano Aton ed il Dio della Bibbia.
Siamo arrivati gradualmente alla la trasformazione del dio nazionale in dio universale, Aton e El-Yahvèh si fondono, non senza creare strane discrepanze nel racconto biblico (le vedremo, le vedremo…) e tutta la storia viene riletta in questo senso, ma soprattutto la Bibbia stessa comincia a essere scritta in questo senso (ma che credete che l’abbia veramente cominciata a scrivere Mosè o Davide tra il 1.300 e il 1.000 A.C.? Le prime fonti sono tra l’850 e il 750 A.C. e le altre vanno avanti fino al 538 A.C., guarda caso, come dicevamo periodo monarchico e esilico, saccheggiando mitologie preesitenti per quanto riguarda i primi 11 capitoli di Genesi, cioè la crezione e compagnia bella).
Forse tutto insieme è un po’ troppo e un po’ confuso ma dipaneremo questa matassa nelle prossime puntate, ora per chiudere vi proporrei un bell’inno a Aton, dio gentile del sole, che tanto somiglia a un salmo biblico (con la piccola differenza che è stato scritto circa 1.000 anni prima):

I
Tu ti ergi glorioso ai bordi del cielo, o vivente Aton !
Tu da cui nacque ogni vita.
Quando brillavi dall’orizzonte a est
riempivi ogni terra della tua bellezza
sei bello, grande, scintillante,
Viaggi al di sopra delle terre che hai creato,
abbracciandole nei tuoi raggi,
tenendole strette per il tuo amato figlio (Akhenaton).
Anche se sei lontano, i tuoi raggi sono sulla Terra;
Anche se riempi gli occhi degli uomini, le tue impronte non si vedono.

II
Quando sprofondi oltre il confine occidentale dei cieli
la terra è oscurata come se fosse arrivata la morte;
allora gli uomini dormono nelle loro stanze,
il capo coperto, incapaci di vedersi tra loro;
vengono loro sottratti i tesori da sotto la testa
e non lo sanno.
Ogni leone esce dalla sua tana,
tutti i serpenti emergono e mordono.
Il buio è totale e la terra silente:
Colui che li ha creati riposa nell’orizzonte.

III
La terra si illumina quando sorgi
Con il tuo disco scintillante di giorno.
Davanti ai tuoi raggi l’oscurità viene messa in fuga
il popolo delle Due Terre celebra il giorno,
tu lo svegli e lo metti in piedi,
loro si lavano e si vestono,
Sollevano le braccia lodando il tuo apparire,
poi su tutta la terra cominciano il loro lavoro.

IV
Le bestie brucano tranquille,
gli alberi e le piante verdeggiano,
gli uccelli lasciano i loro nidi
e sollevano le ali lodandoti.
Tutti gli animali saltellano sulle zampe
tutti gli essere alati volano e si posano di nuovo
tornano alla vita quando tu sorgi.

V
Le navi salpano su e giù per il fiume.
Alla tua venuta si aprono tutte le strade.
Di fronte al tuo volto i pesci saltano nel fiume.
I tuoi raggi raggiungono l’oceano verde.
Tu sei colui che mette il seme maschile nella donna,
tu sei colui che crea il seme nell’uomo,
tu sei colui che risveglia il figlio nel ventre della madre,
accarezzandolo perché non pianga.
Anche nell’utero sei la sua balia.
Tu dai respiro a tutta la tua creazione,
aprendo la bocca del neonato,
e dandogli nutrimento.

Bello eh! Andatevi a vedere, come vi dicevo, il salmo n. 104 della Bibbia e vedrete delle incredibil somiglianze.
Concludiamo qui , dato che di carne al fuoco ne abbiamo messa veramente tanta.

Vi do solamente le risposte ai quesiti della volta scorsa:
1) e 2) la risposta è boh. Nella Bibbia a pochi versetti di distanza ci sono entrambe le versioni, segno che il testo biblico è un collage di vari testi assemblati successivamente (anche di questo ci interesseremo in seguito).
3) Che dire, forse si era veramente confuso o forse altro non è che ciò che credevano gli ebrei in antichità e cioè che luce e sole non fossero necessariamente collegati. In parole povere che il sole non fosse la causa della luce diurna ma solo il suo segnale. Alle faccia dell’infallibilità della parola di Dio nel testo biblico!!
Niente domande per questa volta. Vi lascio un po’ di respiro dato che la volta prossima ci avventureremo nel labirinto dei miti della creazione.

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Il Dio sole/o

Può essere interessante esaminare come il concetto di Dio unico si sia fatto spazio nel popolo ebraico dato che, come abbiamo visto la volta scorsa, è molto probabile che per molti secoli sia stato politeista o monolatra (cioè che concepisse l’esistenza di più divinità ma che ne ritenesse una la più grande ed unica a dover essere adorata).
Può essere interessante notare come uno dei nomi di Dio, Adonai (Il Signore), sia decisamente simile a quello di Aton, il dio Sole egizio che fu imposto come dio unico dal faraone Akhenaton (regnante probabilmente tra il 1350 – 1333 A.C.)
Ricordiamoci che l’Esodo (l’uscita degli ebrei dall’Egitto) è posto in genere tra il 1250-1230 a.C, quindi il popolo ebraico aveva conosciuto il culto di Aton.
Si è ipotizzato che Mosè (la figura biblica che avrebbe guidato gli ebrei fuori dall’Egitto per portarli verso la terra promessa, la Palestina) fosse in realtà egiziano e sacerdote di Aton; a lui quindi andrebbe il merito di aver introdotto l’idea di una divinità unica con caratteristiche decisamente diverse dalla divinità originariamente adorata dal popolo ebraico.
Si tratterebbe di un creatore universale, dolce e misericordioso, lontano anni luce dal dio rancoroso che conosciamo leggendo alcune parti del cosiddetto Vecchio Testamento; decisamente più lontano poi se lo paragoniamo a Yahvéh, dio della guerra cananeo.
E’ possibile che le due idee di divinità abbiano convissuto a lungo nel popolo ebraico e siano state sintetizzate solo successivamente, in periodo monarchico (come abbiamo detto nella puntata scorsa) e soprattutto durante l’esilio a Babilonia, dopo la deportazione che segue la conquista del regno di Giuda da parte dei Babilonesi (587 A.C.). E’ un momento di grave crisi per tutto l’impianto religioso ebraico: il regno bendetto da Dio finisce e Gerusalemme con il suo tempio (casa di Dio) viene distrutta.
Come conciliare tutto questo con l’idea di un dio più potente di tutti gli altri dei, che veglia sulla nazione che si è scelto, se proprio questa nazione viene distrutta?
Ecco allora che l’immaginazione dei teologi viene in soccorso (pur di sostenere il culto a cui ci si ispira si arriva a negare anche la più palese evidenza): Dio, pur rimanendo il dio del popolo ebraico, in un certo senso si emancipa, acquista caratteristiche cosmiche, viene identificato con un dio unico e creatore che sta al di sopra di tutto. Gli altri dei non ci sono più, quindi non c’è nessuno con cui debba confrontarsi, lui è sempre il vincitore e se per caso il suo popolo ha perso e versa in disgrazia è solo perché lui ha voluto punirlo per la sua infedeltà e i suoi peccati (della serie comunque vada, la rigiro come più mi torna comoda).

…segue la prossima volta, altrimenti il discorso si fa troppo lungo. Voglio comunque darvi le risposte ai quesiti della volta scorsa:
1)Trabocchetto!! La Trinità non è presente né come nome né come concetto nel Nuovo Testamento. Poi se si vuole dire che leggendo fra le righe la si può trovare (tirata per i capelli però, eh!), allora si può dire veramente di tutto anche che sono alto, prestante e che somiglio a Johnny Depp (tanto la foto non l’ho messa)
2) Il testo non lo dice però pare che fosse montone alla samaritana (coi datteri)
3) Anche questa era un trabocchetto perché pare che San Paolo cadde all’indietro, almeno a quanto dice San Barnaba il Penitente nel suo “De sanctorum vulneribus et aliis contusionibus” (Sulle ferite dei santi e altre contusioni).

Nuove domande:
1) Quanto dura l’acqua alta del diluvio universale? (40 giorni – 150 giorni – più o meno come a Venezia)
2) Quante coppie di animali puri Noè porta nell’arca (2 – 7 – va a simpatia)
3) Nella Genesi Dio crea la luce prima del sole e delle stelle. Da dove veniva quella luce allora? (da una fonte provvisoria tipo le lampade del Silmarillion di Tolkien – si era confuso – una domanda più facile no, eh!?)

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La creazione – Un racconto originale? 2/2

Eravamo rimasti alla rappresentazione della creazione fatta nell’Enuma Elish, quindi andiamo un po’ a vedere come va a finire.
Marduk vince lo scontro e sventra i due giganti (“separa” quindi), divide le acque sotto e sopra il cielo (come Jahwèh quindi), fa emergere la terra e crea l’umanità.
E’ interessante vedere che anche nei miti cosmogonici egizi all’inizio di tutto ci sia una emersione della terra da una massa acquorea informe a caotica.
Per gli egizi la massa acquorea primordiale si chiamava Nu e da questa emerge il dio Atum che si erge sul primo tumulo di terra detto “Ta-Tenen. In altre versioni dove la divintà principale è Ptah (dio collegato all’elemento terrestre al contrario di Atum che è collegato al sole), egli è identificato con Ta-Tenen stesso.
Indipendentemente dalle versioni comunque c’è sempre una divisione delle acque, una emersione della terra, un confinamento delle acque al di sopra del cielo (sia per i babilonesi che per gli antichi ebrei ed egizi: il cielo impediva che le acque “di sopra” ricadesseto sulla terra e riportassero tutto nel caos iniziale).
Invito tutti e tutte ad una consultazione di questi miti cosmogonici che (ci eravamo dati l’impegno la volta scorsa, no?) che nel frattempo avete sicuramente recuperato e risulterà abbastanza chiaro che sono stati la base su cui gli autori di Genesi hanno impostato il loro racconto, adattandolo alle loro esigenze di rappresentare un Dio unico, creatore di tutto l’esistente e soprattutto dell’umanità.
E’ comunque interessante vedere come tracce di questa visione caotica e “malvagia” della massa acquorea primordiale (Teom per gli ebrei – Tiamat, come abbiamo detto, per i babilonesi) siano rimaste anche nei racconti biblici successivi.
Si rileverà spesso una dicotomia tra il collegamento al bene dell’acqua dolce e il collegamento al male del mare salato, sede di mostri (nella Bibbia si parla del Leviatano, che un po’ alla Tiamat babilonese somiglia).
Non è un caso che nei “cieli e terra nuova” che ci saranno dopo il giorno del giudizio il mare non esista più.
“Apocalisse 21
1 Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più. 2 Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo ….
Allora per concludere possiamo dire che non ci pare un racconto originalissimo anche se comunque èun bel tentativo di spiegare le cose in modo da difendere la nuova impostazione monoteista che ormai nel periodo monarchico e in quello post- esilico aveva preso definitivamente campo.
Solo un’ultima cosa vorrei farvi notare: nelle mie consultazioni dei manoscritti pnacotici ho avuto modo di leggere un antico testo apocrifo, “L’apocalisse degli arcangeli” in cui la storia del mondo ed il suo destino sono fatti narrare dagli angeli più vicini a Dio stesso.
In un passo un po’ rovinato si legge “ Io, Michele (l’arcangelo) ero con il Signore, quando con le sue mani prese l’abisso (la Teom) e la sventrò ………. pose il cielo a dividere …… perché più ritornasse ……
E’ incredibile ma in questo testo il caos primordiale è in qualche modo personificato e somiglia in modo impressionante alla Tiamat babilonese.
Va bene spero che questa parte sulla creazione sia stata interessante, vediamo se lo sarà anche quella sui vari diluvi…

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La creazione, un racconto originale? 1/2

In tutte le culture esistono miti che spiegano come l’universo ed il mondo siano stati creati (alcune credono anche che siano eterni e che quindi non ci sia un inizio) e provano anche a dare risposte sul perchè tale creazione sia avvenuta.
La Bibbia non è da meno e nel suo primo libro, la Genesi appunto, si legge come Dio abbia creato tutto l’esistente. Per essere più precisi i primi 11 capitoli vogliono dare tutta una serie di spiegazioni su una serie di domande fondamentali: come il mondo fu creato appunto, come fu creato l’uomo, perchè esiste la morte e la malattia, perché gli uomini parlano lingue diverse tra loro ecc.
Ma la domanda che ci facciamo oggi è soprattutto se ciò che ci viene raccontato nella Bibbia sia una spiegazione originale di come tutto ebbe inizio oppure no.
Per rispondere a questo leggiamo i primi capitoli di Genesi:

[1]In principio Dio creò il cielo e la terra. [2]Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.

[3]Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. [4]Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre [5]e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.

[6]Dio disse: «Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque». [7]Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento. E così avvenne.[8]Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno

 

Il seguito lo lascio a voi, noi concentriamoci sui primi due versetti che sembrano essere più il “cappello introduttivo” del racconto che l’inizio stesso, infatti alcune traduzioni riportano “Quando Dio creò il cielo e la terra, la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso….”
E’ quindi la constatazione del fatto che esisteva uno stato di caos al quale Dio comincia a porre rimedio. Il caos è rappresentato dalle tenebre, l’abisso e la terra informe.
Dio allora comincia a “creare” (il verbo ebraico è “bara”, che in seguito acquisirà il significato di “creare dal nulla” ma che ha anche il significato di “modellare” ed è infatti utilizzato anche quando Dio “crea” , “modella” l’uomo dalla creta e non dal nulla quindi) e crea essenzialmente mettendo ordine, “separando” le acque (elemento caotico per eccellenza) per mezzo del cielo, facendo emergere la terra  e separando la luce dalle tenebre.

Se andiamo a esaminare il testo babilonese dell’ Enuma Elish  (altro mito cosmogonico della creazione) che risale al dodicesimo secolo A.C.  (i primi capitoli di Genesi con molta probabilità sono del VII – VI secolo A.C.), assistiamo alla lotta del dio Marduk contro i giganti primordiali caotici Apsu e Tiamat, che rappresentano la massa acquorea preesistente a tutto;  in particolare Tiamat è l’acqua salata.
L’Enuma Elish è una rappresentazione molto suggestiva della creazione che avviene con una battaglia tra le divinità e veniva letta durante le celebrazioni del capodanno babilonese.

In molte altre mitologie la creazione è essenzialente spiegata come una lotta fra le divinità più antiche (che rappresentano il caos) e la generazione di dei più nuova (spesso la terza generazione, rappresentativi degli uomini che dominano la natura ostile)

Vediamo infatti Zeus contro i titani, gli dei norreni contro i giganti di ghiaccio e fuoco Ymir e Surtur e molti altri.
A questo punto farei uno stop e vi do appuntamento alla prossima parte, con l’impegno però di cercare nel frattempo questi testi che sono veramente di facile reperibilità.

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Diluvi ed altre catastrofi

Passiamo ad un argomento decisamente stuzzicante, anche perché è una di quelle storie della Bibbia più conosciute anche dai “profani” e cioè la narrazione del diluvio universale.

Chi di noi non ricorda la storia di Noè, dell’arca e degli animali messi in salvo? Credo che ce la ricordiamo tutti e che faccia veramente parte del nostro immaginario collettivo.

Quello che magari si conosce meno è il fatto che di diluvio (molto spesso mandato dalla divinità per punire gli uomini) si parla in molte tradizioni religiose.

Per venire ad una tradizione vicina a noi, quella greca ad esempio, assistiamo al diluvio mandato da Zeus per distruggere l’umanità, eccetto i due anziani Deucalione e Pirra che poi ripopoleranno il mondo.

Ma ci sono poi racconti come quello Indù di Manu o anche nella mitologia norrena (ne parla infatti l’Edda di Snorri).

E’ probabile che dietro tutte queste narrazioni ci sia il ricordo ancestrale della salita degli oceani dopo la fine dell’ultima glaciazione ( 12.000 – 10.000 anni fa) ma dato che per noi è interessante il testo biblico, il racconto che ci può essere di stimolo è quello nell’epopea di  Atrahasis, mito sumero, scritto intorno al dicissettesimo secolo A.C., di cui abbiamo traccia anche nell’epopea di Gilgamesh ( successiva e nella quale il protagonista si chiama invece Utnapishtim)

Qui si narra di Atrahasis appunto che viene invitato dal dio Enki (dio dell’acqua) a costruire un’arca per salvarsi dal diluvio che sta per essere mandato dal dio Enlil (dio dell’aria). Atrahasis sale a bordo con famiglia e animali e si salva.

Particolari più interessanti sono contenuti nella versione di Utnapishtim, dove il diluvio è sempre mandato da Enlil e il protagonista è avvertito da Ea (corrispondente a Enki). Viene costruita l’arca e viene salvata la famiglia e gli animali. La pioggia dura 7 giorni e quando tutto finisce l’arca si arena su un monte (non vi ricorda niente?). Utnapishtim per vedere se la terra è tornata praticabile manda in ispezione tre uccelli in successione (colomba, rondine e corvo), più o meno come fa Noè, che manda tre volte una colomba (il corvo solo all’inizio). Per celebrare la fine del diluvio poi Utnapishtim sacrifica agli dei, animali a gruppi di 7.

E’ interessante vedere che nel racconto biblico invece il numero 7 sia quello degli animali puri che vengono fatti salire sull’arca (infatti ne servivano più di 2 appunto per i sacrifici) mentre degli impuri si prende solo una coppia. Questo viene detto al capitolo 7, versetti 2-3 della Bibbia anche se  al capitolo 6, versetti 19-20 si era detto solo due per ogni specie ma abbiamo comunque imparato che la Bibbia non è un capolavoro di coerenza.

Nella Bibbia poi il diluvio ha una durata diversa (40 giorni e 40 notti) ma questo numero è molto significativo dato che in tutti i racconti biblici il 40 ha il significato di “un tempo compiuto, necessario per svolgere un’azione o il compiersi di un evento, cessato il quale si comincia qualcosa di nuovo, per il quale il tempo trascorso è servito da preparazione”.

Basta pensare ai 40 anni del popolo di Israele prima di entrar nella terra promessa, i 40 giorni di digiuno di Gesù prima di iniziare il suo ministero, i 40 giorni di permanenza di Gesù risorto con i discepoli prima di ascendere al cielo per trasmettere loro tutta la conoscienza necessaria.

Quindi la narrazione biblica (che è di molto successiva a questi racconti) potrebbe aver attinto (come al solito) dal mito sumero/babilonese che a sua volta avrebbe avuto origine dal tentativo di spiegare la rapida risalita delle acque del bacino del Mar Nero, oltre 7 millenni fa, a causa della rottura della diga naturale costituita dallo stretto del Bosforo (sempre successivamente alla fine della quarta glaciazione, come detto precedentemente). Questa sembra essere la zona di origine della popolazione sumera che portò queste memorie fino in mesopotamia, dove si stabilì successivamente.

Delusi? Pensavate che almeno il diluvio fosse un racconto originale? Sono veramente desolato se vi ho causato questo disagio. Per rimediare almeno in parte proverò a ripristinare il nostro giochino delle domande (so che vi mancavano):

1) Quali animali potevano mangiare Noè e la sua famiglia sull’arca? (Unicorni(infatti si sono estinti),  un po’ di quelli impuri, tanto…, nessun animale)

2) Quanti figli aveva Noè? (uno, tre, un sacco)

3) Noè era imparentanto con il famoso Matusalemme? (No, Sì era il nipote, Si conoscevano ma non si stimavano)

A presto.

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La moglie di Jahweh

Dopo i laceranti quesiti del nostro primo appuntamento (sorvolerei un attimo sul terzo, dato che forse sono sul punto di accendere un mutuo a tasso variabile, speriamo bene!), vorrei approfondire meglio l’argomento della divinità che per lungo tempo è stata considerata consorte di quello che è poi diventato il Dio unico della Bibbia.

Ci sono numerose tracce anche nel testo biblico di una figura femminile chiamata Asera (Asherah); se ne parla ad esempio nel libro dei Re (2Re 23: 4-7) e in molte altre parti, generalmente sottintesa quando si menzionano i pali sacri che la rappresentavano ed erano a lei dedicati.

Se ne parla in termini negativi naturalmente, come di una figura adorata dal popolo ebraico che si era lasciato irretire dai culti pagani e aveva abbandonato il vero culto di Dio, che sarebbe stato esclusivamente monoteista fin dall’inizio.

E’ probabile però che questa sia una rilettura a posteriori della storia della religione ebraica, quando oramai il culto unico di Yahweh aveva soppiantato quello politeistico o comunque monolatrico comunemente praticato dalla popolazione nei primi secoli dopo il suo arrivo in palestina (intorno al 1.200 A.C.).

Con la conquista delle città cananee in palestina gli ebrei ne avevano adottato in parte anche le divinità; le principali (e non uniche) che nei primi secoli venivano adorate sembrano essere state proprio Yahweh (dio della guerra e condottiero degli eserciti celesti), la sua consorte Asherah e Baal, tutte mutuate dal pantheon cananeo.

Sembra che l’idea monoteista prenda sempre più campo invece durante la monarchia, o meglio monarchie, dato che il popolo ebraico si divise presto in due regni distinti, Israele (che dura dal 933 al 722 A.C.) e Giuda (circa dal 933 al 587 A.C.) e venga definitivamente imposta dal re Giosia, re di Giuda dal 640 al 609 A.C. (ritroveremo spesso questo signore nelle nostre discussioni), che realizzò una importante riforma religiosa.

Asherah era una dea madre, collegata alla terra, che nella mitologia cananea è moglie del dio principale El; verrà poi legata a Yahweh quando quest’ultimo sarà identificato con lo stesso El, dato che da dio della guerra e protettore della monarchia passerà ad essere considerato dio supremo del cosmo (un’operazione avvenuta anche in altri contesti mitologici, basti pensare al Marduk babilonese).

Asherah era pregata dalle donne, come protettrice durante il parto e in generale per i buoni raccolti. Un inno a lei dedicato è presente nei frammenti del testo delle Preghiere di Azazia come ci viene riportato nei manoscritti Pnakotici “ … lode a te o splendente, tu che cammini sui mari …… la tua grazia illumina la terra e la rende feconda ….”

Che dire? Forse la presenza di una figura femminile non vergine ci avrebbe permesso di convivere con una religione meno misogina e sessuofobica…? ma oramai è andata in questo modo.

Vorrei concludere con alcuni piccoli questi che, come di consueto, ci aiuteranno a tenere vivo l’interesse (questa volta sono andato sul Nuovo Testamento, vi pregherei di rispondere senza rileggerlo, per vedere quanto ci ricordiamo di questo testo così basilare):

 

1) Quante volte è nominata la Trinità? ( 1 – 5 – 3 appunto sennò che Trinità è)

2) Cosa cucinò la suocera di Pietro dopo che Gesù la guarì?  (montone – zuppa – trenette)

3) Da quale parte del cavallo cadde San Paolo (destra – sinistra – sembra proprio che cappottò)

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Vergine e madre

Come ben sappiamo uno dei personaggi principali del cristianesimo (e del cattolicesimo in particolare) è Maria la madre di Gesù, della quale si dice che concepì il figlio pur rimanendo vergine, per opera dello Spirito santo.

Tra gli scritti del Nuovo Testamento, il concepimento verginale di Gesù è riferito da due Vangeli, il Vangelo di Matteo e ilVangelo di Luca. Il Vangelo di Matteo dice:

“E Giuseppe, destatosi dal sonno, fece come l’angelo del Signore gli aveva comandato e prese con sé sua moglie; ma egli non la conobbe, finché ella ebbe partorito il suo figlio primogenito, al quale pose nome Gesù” (Matteo 1,24-25).

Il Vangelo di Luca dice invece:

E Maria disse all’angelo: “come avverrà questo, perché io non conosco uomo?” E l’angelo rispondendo: “lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti adombrerà: pertanto, il santo che nascerà da te sarà chiamato figlio di Dio” (Luca 1,34-35).

 

Negli altri vangeli, Marco e Giovanni, non si parla di nascita virginale (questi due vangeli non parlano peraltro dell’infanzia di Gesù) e il concetto di vergine e madre pare essere sconosciuto anche dagli altri scritti del nuovo testamento.

 

Per i cristiani la profezia principale che parla della nascita miracolosa di Gesù si troverebbe nel seguente passo del Vecchio Testamento:
“In quei giorni, il Signore parlò ad Acaz: “Chiedi un segno dal Signore tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure lassù in alto”. Ma Acaz rispose: “Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore”. Allora Isaia disse: “Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare la pazienza degli uomini, perché ora vogliate stancare anche quella del mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele, cioè Dio-con-noi”(Isaia 7, 10-14).

Questo passo però è sempre stato punto di controversia fra cristiani ed ebrei; sono in particolare oggetto di disputa la traduzione dell’ebraico almah con “vergine”, nonché il fatto che si tratti effettivamente di una profezia riferita al Messia. Il termine almah di per sé indica una “giovane donna” non necessariamente vergine, ma nella Versione dei Settanta (che sarebbe l’antica traduzione della Bibbia in greco) è reso con παρθένος (parthenos), che spesso indica una vergine.

 

Studiosi ebrei sostengono che il Vangelo di Matteo, che voleva convincere gli ebrei che Gesù era il Messia, ha interpretato male i riferimenti dell’Antico Testamento. In particolare, viene contestato che la profezia di Isaia citata da Matteo si riferisca a Gesù; è opinione degli studiosi ebrei che essa si riferisca invece a Ezechia, figlio del re Acaz, oppure ad uno dei figli dello stesso Isaia. Gli Ebrei, infatti, rimproveravano ai primi cristiani di citare le profezie fuori contesto (un po’ come fanno oggi i cristiani con i Testimoni di Geova, ma a quanto pare la storia si ripete).

 

Come mai allora emerge questa idea di una nascita miracolosa per il Messia dei cristiani? E’ vero che altre nascite particolari sono presenti nella Bibbia (sia Sara, la moglie di Abramo e la madre di Giovanni Battista partoriscono pur essendo sterili, ad esempio), ma quella di Gesù pare essere più riconducibile all’archetipo dell’eroe, del salvatore, che è eccezionale anche nel momento del suo concepimento e nella nascita. E’ probabile che i miti pagani del bacino del mediterraneo abbiamo avuto grossa influenza per costruire il personaggio mitico intorno alla figura storica di Gesù ebreo, che già pochi anni dopo la morte si stava sbiadendo, lasciando il passo ad una complessa costruzione mitologica che porterà in poco tempo addirittura ad una sua divinizzazione.

 

Sulla costruzione della divinità di Gesù torneremo in seguito (essendo un processo un po’ complesso), per adesso ricordiamo i vari eroi che con il nostro amico palestinese hanno condiviso nascite miracolose.

Devaki, madre di Krishna
Ceres, madre di Osiride
Maia, madre di Sakia
Celestina, madre di Zunis
Chimalman, madre di Quexalcote
Minerva, madre del Bacco greco
Semele, madre del Bacco egiziano
Nana, madre di Attis
Alcmene, madre di Eracle (Ercole)
Shing-Mon, madre di Yu
Iside, madre di Horus
Avevamo iniziato parlando di Maria, ma se ci pensate bene, la sua figura è rimasta un po’ marginale al nostro ragionamento. Per lei, che da giovane ragazza palestinese si è ritrovata elevata quasi al rango di una semidea, necessita una puntata a parte (forse proprio la prossima).

 

Ci siamo un po’ dilungati quindi darei velocemente le soluzioni ai quesiti della volta scorsa:

1) Non potevano mangiare animali, all’inizio della storia, secondo la Bibbia, l’uomo è vegetariano. Proprio dopo il diluvio Dio toglierà il divieto di mangiare la carne.
2) I figli di Noè erano tre (questa era facile dai) Sam, Cam e Jafet, che diedero origine ai differenti gruppi etnici esistenti sulla Terra.
3) Sì era il nipote, se si stimassero o no questo non è dato sapere.

A presto 🙂

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Maria di Nazareth, da giovane donna a semidea

Abbiamo introdotto la volta scorsa il concetto della nascita virginale di Gesù da parte di Maria. Questa figura, che trova spazio soprattutto nei vangeli dell’infanzia (cioè le parti dei Vangeli che parlano dell’infanzia di Gesù) ma che si sfuma nelle parti seguenti fino a sparire negli altri scritti del nuovo testamento, diventa con il passare dei primi anni di predicazione cristiana sempre più importante, fino ad acquisire un ruolo da comprimaria accantoa Gesù

Ad onor del vero bisogna dire che ciò che diremo va un po’ fuori dalla trattazione di storia biblica che abbiam fatto fino ad ora dato che il processo di “divinizzazione” della Madonna avviene in un periodo successivo a quello della composizione del nuovo testamento.

Comunque gradualmente il ruolo di Maria in quella che è definita “l’economia della salvezza” per l’umanità cresce e se ne possono individuare alcune tappe fondamentali:

Nel Concilio d Efeso del 431 D.C. le viene dato il titolo di Theotokos (“Madre di Dio”): questa è un’affermazione volta a sottolineare l’unicità della persona di Cristo nelle due nature, umana e divina, quindi riguarda Gesù ma eleva chiaramente Maria ad un livello “sovraumano”.
Il concilio di Costantinopoli, del 553 D.C. sancisce poi la Verginità perpetua: cioè dopo la nascita di Gesù, Maria non ha avuto altri figli, rimanendo sempre vergine prima, dopo e durante il parto.

A metà del 1800 e poi a metà del 1900 vengono proclamati altri due dogmi, più espressamente mariani, l’immacolata concezione (cioè il fatto che Maria sia nata priva di peccato originale; e che cosa sia il peccato originale nel cattolicesimo andatevelo un po’ a vedere, ma che devo fare tutto io?) e l’assunzione (cioè il fatto che Maria subito dopo morta sia risorta, come Gesù, e sia stata portata in cielo subito, prima della fine dei tempi)

Ci sono movimenti all’interno del cattolicesimo che vorrebbero che fosse dichiarata in maniera espressa la funzione attiva di Maria nella salvezza dell’umanità e che quindi dovrebbe essere considerata Corredentrice insieme a Dio e a Gesù Cristo. Quindi se pensavate che fosse esagerato il termine di “divinizzazione” che avevo usato poche righe fa, capirete invece che nella prassi poco ci manca.

Madonna con GesuBasta poi vedere il ruolo che ha la Madonna in tutta la devozione cattolica (e anche ortodossa) per capire che di fatto questo è quello che è accaduto.

Ma come è possibile che in una religione che deriva da un’altra fortemente monoteista, l’ebraismo (almeno nell’epoca della nascita di Gesù oramai lo era assolutamente) si arrivi a divinizzare non solo l’uomo Gesù ma praticamente anche sua madre?

Probabilmente il processo di “paganizzazione” che ha subito il primo cristianesimo (alcuni studiosi dicono per permettere la sua diffusione nell’Impero Romano) ha portato l’influenza di altre figure femminili di divinità che erano presenti nel bacino del mediterraneo.

La Madonna che genera il salvatore sembra accogliere l’archetipo delle dee madri, che generano la vita in continuazione, a volte anche senza altri apporti maschili, in quanto detentrici della capacità intrinseca di generare appunto (come era percepita la terra/Gea nei miti greci).

Forte è poi la somiglianza con altre dee come per esempio Iside, che abbiamo citato anche nel precedente capitolo (VERGINE E MADRE).

Iside genera il figlio Horus senza l’intervento di Osiride, suo sposo. In realtà alcune tradizioni dicono che rimane incinta dopo aver mangiato un pesce che aveva ingoiato il fallo di Osiride ma anche per quanto riguarda la Madonna c’è un importante apporto esterno perchè ci viene detto che la sua gravidanza avviene per opera dello Spirito Santo.

Lo Spirito Santo nella teologia cattolica è sempre Dio (la terza persona della Trinità) e rappresenterebbe un po’ l’aspetto di Dio che esce da se stesso e che si comunica all’esterno (infatti parla per mezzo dei profeti) e rappresenta anche ciò che unisce il Padre e il Figlio sin dall’eternità (il cosiddetto amore intratrinitario) e che essi sembrano scambiarsi in una sorta di moto perpetuo.
Infatti quando Dante lo deve raffigurare nella Divina Commedia lo paragona a “foco che quinci (dal Padre) e quindi (al Figlio) igualmente si spiri (soffi, vada, la Chiesa dirà “procede”)”.

Egyptian art: Enthroned Isis with Horus (Isis lactans). Berlin, Skulpturensammlung und Museum fuer Byzantinische Kunst, Staatliche Museen zu Berlin*** Permission for usage must be provided in writing from Scala.

Quindi sia che si tratti di Dio sotto forma di Spirito Santo, o di un pesce nel caso di Iside o anche per esempio nel caso di Attis, la cui madre rimane incinta dopo aver mangiato un frutto nato da un albero fecondato con il seme di un semidio, c’è un intervento esterno che porta ad una nascita miracolosa, di un uomo eccezionale o di un dio.

La Madonna sembra quindi successivamente assumere i tratti di Iside, ma anche di Cibele, divinità anatolica, venerata come grande madre e di molte altre. Proprio a proposito di Cibele è possibile riferire un interessante aneddoto: Nelle cerimonie funebri che si tenevano in onore durante l’equinozio di primavera, i sacerdoti della dea, i Coribanti, suonavano tamburi e cantavano in una sorta di estasi orgiastica, nel corso della quale alcuni arrivavano ad evirarsi con pietre appuntite. Catullo descrive i coribanti come eunuchi che vestivano da donna. Virgilio riferisce che nei pressi di Avellino, nei luoghi in cui oggi sorge il santuario di Montevergine si trovava un tempio dedicato alla dea. A tal proposito è interessante notare che ancora oggi Montevergine è un luogo di culto per persone omosessuali e transessuali, che ogni anno, in occasione della festa della Candelora, si recano al santuario per accendere una candela in omaggio all’icona bizantina della Madonna che vi è conservata.

Se prendiamo un’altra tradizione lontana dal mediterraneo, quella della Santeria cubana, vediamo che sotto il culto di Maria è celato quello di Yemaya, madre della vita e del mare come fonte prmordiale di vita.

La Vergine Maria quindi sembra aver preso il posto nella “nicchia ecologica” che era occupata precedentemente da tutte queste divinità e ne ha assolto le funzioni. Una bella carriera quindi da giovane di Nazareth a quasi-dea universale. Ciò comunque non ci deve stupire perchè probabilmente il nostro bisogno di divino risponde a degli archetipi fissi che poi noi “incarniamo” in alcuni soggetti a seconda dei tempi e delle culture: in questo caso e per questa funzione di Madre generatrici e accogliente e toccato alla presunta vergine di Nazareth.

Ora basta perchè è stato tutto molto lungo e complesso e penso che sia io sia voi dobbiamo prendere fiato. Alla prossima.

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Presentazione

Comincia oggi una rubrica che ho deciso di intitolare appunto “LA VERA STORIA DELLA BIBBIA”, il cui scopo sarà guardare con un occhio un po’ più critico al testo che da millenni riveste un ruolo centrale nella nostra cultura e in quella di tutto il mondo.

Per fare uno studio più approfondito ma diverso dal solito mi sono servito, oltre che del testo biblico, del supporto di testi diversi da quelli “canonici”, che fortunatamente ho avuto la fortuna di consultare durante gli anni.

Molto interessanti (ma non gli unici) sono stati senz’altro alcuni apocrifi come Il libro di Enoch, I libri segreti di Enoch, i Libri sibillini, La vita di Adamo ed Eva, l’Ascensione di Isaia e le Preghiere di Azazia.

Ho utilizzato poi altri testi che sembrano esulare dal contesto biblico che ho intenzione di approfondire e che ci parlano di un concetto oscuro e misterioso del divino e delle divinità; proprio questi testi invece gettano nuova luce per la comprensione sulla redazione della Bibbia, dato che proprio da alcuni di questi gli autori sacri sembrano aver attinto a piene mani.

Sto parlando delle tavole di Kutu, dei Manoscritti Pnakotici, l’Enuma Elish babilonese ed altri ancora.

Avremo modo di conoscerli meglio in seguito ma quello che è importante adesso è capire se siamo veramente interessati/e ad intraprendere un viaggio che potrebbe portarci in luoghi sconosciuti, misteriosi e, a volte, spaventosi, dove le risposte che ci aspettano non sempre saranno quelle che ci saremmo aspettati/e.

Credo che questo sia sufficiente per un primo “incontro” e vorrei lasciare voi tutte e tutti con alcuni quesiti che potrebbero apparire banali ma che invece ci possono servire di introduzione ai prossimi argomenti:

1) Il dio della Bibbia aveva una dea come compagna?

2) Il popolo ebraico che vediamo nella Bibbia aveva sempre adorato un unico Dio?

3) Un mutuo, in questo periodo di tassi bassi, è più conveniente contrattarlo ad un tasso fisso o ad uno variabile?

Credo che la terza sia la più controversa è importante per tutti noi e proprio su questa (ma anche sulle altre due) aspetto commenti, riflessioni e, perché no, risposte.

massimo ridolfi

MASSIMO RIDOLFI
Nasce a Firenze nel 1967. Da sempre interessato al fenomeno religioso come una delle espressioni fondamentali della vita sociale dell’umanità (come bere, mangiare e commettere atti impuri) intraprende, come autodidatta, numerosi studi di teologia, esegesi biblica e analisi comparata dei miti. Da segnalare una laurea in “ Storia delle religioni e dei culti oscuri” conseguita per corrispondenza presso la Miskatonic University di Arkham (USA) nel 2004.

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