playlist azione gay e lesbica

Improbabile, inadatto = Assolutamente favoloso!

Vabbé, diciamocela tutta: nella nostra società ( e forse quasi in tutte) gay, lesbiche, trans, bisex, intersex ecc ecc sono soggetti assolutamente imprevisti. Il mondo eterosessista e patriarcale non prevede soggetti mutanti, devianti, eccentrici, e quasi sempre cerca di fargliela pagare.  Forse tutti /tutte/ tutt* noi ci siamo sentiti prima o poi assolutamente fuori posto, inadatti all’ambiente e al contesto, come un uccello del paradiso in fondo al mare o come una sirena sugli sci. Da lì è scattata una delle radici del gusto CAMP. coltivare l’improbabilità, l’inadeguatezza, il paradosso che si riconosce come tale e si autocelebra. Insomma, se dobbiamo sentirci come un elefante in un negozio di cristalli almeno infiorettiamoci le zanne e mettiamoci un bel rossettone sulle labbra da pachiderma, tanto siamo improbabili comunque! Se ci sentiamo fragili libellule in mezzo a cattivissimi rinoceronti mettiamo su una ghigna da duri, da regine sprezzanti, forse qualcuno ci crederà, magari riusciremo anche ad autoconvincerci.  E quindi qua mettiamo giù una breve playlist di icone dell’improbabile, dello sconcertante, in cui riflettiamo lo sguardo stupito con cui il mondo eterosessista ci osserva. Sorry, non si parla di esibizionismo o di gusto dello scandalo: è l’occhio limitato e limitante del mondo eterosessista che ci proietta su un palcoscenico, e allora dato che ormai ci siamo tanto vale ballare….. o no?

Pete Burns dei Dead or Alive- You spin me round

Era già improbabile quando apparve con il suo eterno hit negli anni 80, con la benda da pirata e il kimono da geisha. Evidentemente non gli bastava, e quindi Pete Burns ha modificato il suo aspetto all’inverosimile, andando avanti e indietro fra il transgenderismo, il cyborg, il tribale. Mentre si trasformava in Cher (altra regina dell’improbabile!) non ha mai voluto abbandonare la definizione di sé al maschile, e se aggiungiamo che è stato sposato con la sua parrucchiera, si è poi unito civilmente a un uomo, ha divorziato anche da lui e poi ci si è rimesso insieme… riconosciamo che Elizabeth Taylor con il suo harem di mariti in realtà era una perbenista. Stona se vi dico che i suoi genitori si erano conosciuti a Vienna e che sua madre era sopravvissuta all’Olocausto? in questo videoclip si alternano tutti i suoi look degli ultimi vent’anni, fate un po’ voi…

Gianna Nannini, “Ballami”

O come è improbabile la Gianna in questo video tanto sperimentale di una canzonetta minore minore degli anni 80! O come l’hanno ingentilita, truccata, anche un po’ spalmata di fard! E ci fa anche sognare il Giappone, che all’epoca era tanto più remoto ed esotico di oggi. Improbabilmente quasi flirta con un atleta nipponico, che assomiglia pericolosamente al giapponese cattivo che si vedeva in tutte le commedie trash italiane fra gli anni 70 e gli anni 80, da Tomas Milian a Bombolo. Sarà lui o non sarà lui? E la Gianna si sarà truccata da sola o l’avranno truccata altri, per esempio frocissimi visagisti privi di ogni ritegno?

Raffaella Carrà- Borriquito

All’epoca non aveva ancora fatto il botto in Spagna e nell’America Latina, qua si era messa un costume da “spagnola” di un carnevale di provincia italiana, ma la scenografia era tanto avanti, e i pupazzoni con chitarra e baffetti da sparviero assai inquietanti. L’abbiamo amata subito perché non si vergognava a fare la baraccona turbo, e sempre con un sorriso sulle labbra e tanto garbo. Tiziano Ferro, che voleva che Raffaella cantasse a casa sua, non era ancora nato…I am text block. Click edit button to change this text. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo.

Raffaella Carrà- A far l’amore comincia tu (in Russia!)

Se le avessero detto che questa canzone poi sarebbe stata riesumata trent’anni dopo da un dj francese per diventare uno hit globale forse non ci avrebbe creduto, o magari sì, chissà! Qua ce la canta addirittura in Russia, davanti alle cupole e ai cannoni del Cremlino, ossia l’arte di essere sempre assolutamente inadatti all’ambiente circostante. Poi la Russia non l’ha tanto amata, le ha preferito Albano e Romina, e riflettendo su quello che è successo dopo in Russia e su quello che succede ora ci rendiamo conto di quanto fosse aliena in quei luoghi una delle supreme icone gay latine e mediterranee.

Britney Spears- Baby one more time

Cioè, vogliamo parlare delle sue treccine e dei suoi gambaletti? Il look da studentessa dodicenne ? E poi cos’altro? Nel gergo degli ambienti gay che frequento la si definirebbe SCIONCHIA ! Tutto bene, per carità, è tutta autodeterminazione. Anche quando vedi gay magari attempati che si identificano completamente in lei, e si fanno rapire dal ritmo di questo poppettino leggero leggero leggero….

Paola e Chiara – Kamasutra

Bene, erano due nanerottole di origine abruzzese ma cresciute a Milano per diventare milanesi al cubo, cantavano canzonette melense e poi…. BOOM! Ce le vediamo in questo video pornosoft, fra sadomaso e accenni lesbo-incestuosi, con la comparsata di Rosalinda Celentano che ancora non aveva fatto coming out, ancora non aveva interpretato Lucifero nella Passione di Cristo di Mel Gibson, ma che comunque un po’ luciferina e abbastanza lesbica lo era già. O che ci azzeccavano Paola e Chiara con tutto questo? E invece il mix funzionava benissimo, e con questa musica pseudoindiana cominciamo a uscire dall’occidente….

Arisa- Ofra

E questo arriva dallo staff di Arisa, gli organizzatori delle serate glbt con musica orientale più famose di Tel Aviv. A fare da superpoliziotte in una Tel Aviv sgarrupata ci sono la transgender Nethanella e la mitica Karmit Matan Tora Bat Perla, la frociarola che tutti vorremmo al nostro fianco nei momenti difficili. Della serie: il mondo non è stato fatto per me, ma io me ne frego e con infinita chutzpah (faccia tosta) vado avanti per la mia strada, fino a quando il mondo non capirà che sono io la vera star…

Asha Bhosle- Dum maro dum

In India negli anni 70 vedevano arrivare orde di fricchettoni e fattoni occidentali alla ricerca delle migliori droghe, del nirvana, di qualche guru, dell’utopia libertaria hippy e forse di tutto quanto insieme. I fuori posto per antonomasia. E come li rappresentavano nel loro cinema? Così come si vede nel video. Scambi di incomprensioni, sguardi esotici al contrario che si sovrappongono, però è importante che funzioni il sound…

Lady Gaga- Bad romance

Lei è sicuramente la regina dei disadattati, dei little monsters, non potevamo non farle omaggio. Ma qua la sua hit rivelatrice esce in versione cinese, cantata da orde di pensionati ridanciani. Un omaggio al suo delirio, un metadelirio camp. Chapeau!

Kyaru Pamyu Pamyu- pon pon pon

Nessun delirio della Gaga è finora arrivato ad eguagliare questo livello di pop trash superplastificato. D’altronde il Giappone di Harajuku, dei cosplayer, dei manga, degli otaku è veramente la terra dei “fuori posto”, rispetto all’Occidente, rispetto all’Asia, rispetto al pianeta terra. E con questa cornucopia di immagini sovrabbondanti, chiccose come nessuna Barbie Girl è mai stata, vi si rimanda alla prossima playlist….

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Le icone controvoglia

E’ difficilissimo definire cosa trasforma un artista (e più spesso un’artista donna) in un’icona gay. La capacità istintiva di riflettere lo sguardo frocio e di permettere l’identificazione del pubblico lgbt con la sua divinità? Il dare voce consapevolmente o meno a sentimenti condivisi dalla comunità queer? L’essere figure trasgressive, oppure tenerissime e protettive? Saper giocare con il travestimento e sovvertire/esasperare i generi? E’ tutto molto misterioso, ma capita a volte di riconoscere da subito le potenzialità iconiche di un nuovo artista che si è appena affacciato sulla scena. Succede che a volte certi personaggi si trasformino in icone gay all’estero, quando diventano diverse, straniere, fuori contesto. Heather Parisi non sarebbe mai stata un’icona gay in California, troppo simile a miliardi di altre ragazze un po’ scionchie, ma in Italia, con il suo accento improbabile, con il suo essere palesemente diversa, è diventata una fata madrina sgambata e cicaleggiante. E Laura Pausini è molto più icona gay nel mondo ispanico che in Italia: fra tante donnone latine tutto fuego e temperamento il suo essere timida, discreta, dolcemente “pissera” l’ha trasformata nella sorella adottiva di tanti e tante gay, lesbiche e trans del Sudamerica. Succede anche che certi personaggi siano consacrati icone gay quando in realtà non amano più di tanto il mondo lgbt, non ne condividono le aspirazioni, sono indifferenti o peggio. Si tratta delle cosiddette icone “controvoglia”, che ovviamente restano controvoglia fino a prova contraria. Quando vedremo queste divinità popolari schierarsi apertamente dalla nostra parte contro l’omofobia, la lesbofobia e la transfobia rivedremo completamente il nostro giudizio. Coraggio, non è troppo difficile, Lady Gaga a Roma, Madonna e Laura Pausini in Russia hanno fatto grandi gesti, ma a volte basta anche meno, un’espressione chiara di simpatia, di vicinanza, un po’ stile Arisa, Noemi, Raffaella Carrà…..

Zeki Muren
Prendiamola alla lontana, dal passato della Turchia. Zeki Muren era ovviamente una persona molto ordinaria, il fatto che si presentasse truccato e ingioiellato come una matrona delle zone”bene” di Istanbul era solo un dettaglio, una casualità ininfluente. Non possiamo controllare direttamente per motivi linguistici, ma le nostre fonti turche ci dicono che mai una parola è stata spesa a favore delle istanze lgbt. Pare che avesse molta più simpatia per i militari, ma questo rientra nelle consuete storture dell’omosessualità mediterranea…

Renato Zero
E purtroppo sì, Renato ci ha deluso tante volte: le sue continue svolte reazionarie e le sue dichiarazioni di eterosessualità o quasi da un lato ci hanno sbalordito (all’anima della faccia di bronzo!), dall’altra ci hanno fatto arrabbiare. Poteva essere la statua della Libertà, è diventato una monumentale sagrestia barocca. Qua ce lo vediamo insieme alla Carrà, per sognare come sarebbe potuto essere il mondo…..

Liberace
Michael Douglas ha interpretato la sua vita in modo mirabile nel fim “Behind the Candelabra”, sconvolge che il sobrio ed essenziale pianista italo-polacco-americano si vendesse come etero, eterissimo, e rilasciasse dichiarazioni antigay abbastanza pesanti. Troppa educazione cattolica? Un’altra occasione persa….

Gianna Nannini
Le lesbiche l’hanno amata fino allo sfinimento, l’hanno celebrata, imitata, finanziata, copiata, sognata, desiderata. Da lei sempre un silenzio assordante, non ci risulta che abbia pronunciato spesso la parola LXXXXXA . Si è occupata di balene, di esperimenti nucleari nell’Oceano Pacifico, di Medio Oriente, di qualunque cosa pur di non fare una comparsata gratuita di mezzo minuto in un evento lesbico o gay, neanche per dire che le lelle le stavano simpatiche. Negli ultissimi anni è venuta fuori come pansessuale , e ha fatto qualche dichiarazione vagamente femminista. Giannina, troppo troppo poco! Consoliamoci con la sua canzone più sfacciata…

Paola Turci
Potremmo fare copia – incolla di quello che abbiamo scritto per Gianna Nannini. Diversamente da Gianna pare che adesso, dopo tante vicissitudini e disgrazie che ci hanno tenuto con il fiato sospeso, Paola abbia avuto una svolta religiosa, che in Italia non si nega a nessuno, dalla Controriforma a oggi… Non possiamo dire che fosse un’icona controvoglia, ma ci è sembrata spesso tanto imbarazzata….

Chiara di Paola e Chiara
Una storia assai controversa, prima le due sorelline milanesi/abruzzesi si erano trasformate nelle fatine protettrici di tutti i Pride di Milano, ce le siamo trovate in tante discoteche gaie d’Italia, abbiamo apprezzato i toni camp dei loro video clip pieni di bononi mediterranei e latini, abbiamo osservato le loro allusioni lesbochic….E poi il patatrac! Su Facebook qualcuno scrive che Chiara è lesbica e Chiara non trova niente di meglio da fare che scrivere che il lesbismo le fa orrore e che l’allusione è falsa. Okay, è falsa, sei una frociarola etero, va benissimo, non ti interessano sessualmente le donne, pefetto, ma non è carino associare la parola orrore al mondo lesbico quando sei stata così orgogliosa di partecipare ai Pride… Sinceramente non l’abbiamo capita, poi il duo si è sciolto e abbiamo visto riapparire Chiara come concorrente solista in un talent televisivo. Speriamo tanto che si tratti tutto di un malinteso, e che Chiara, da sola o in duo, torni a stupirci con quei gioiellini pop che restavano in testa per giorni, o anche con qualcos’altro di nuovo e sorprendente

Patti Pravo
Quando le hanno fatto domande sul suoi fans gay ha sempre risposto che lei ha fans di tutti i tipi, che le interessano di più i suoi fans bambini (?) ecc. ecc. Eppure a volte si autocelebra come bionda dea dei froci, come nel bel film greco “Pazza idea”, dove fa anche una comparsata. Snob? Un po’ omofoba? Omofoba per reazione, dopo essere stata circondata da froci fino all’inverosimile? Forse omoofba come potremo esserlo anche noi dopo mesi e mesi di full immersion nell’universo frocio, senza pause. O forse solo divinamente distratta….

Iva Zanicchi
La maggiore delle minori o la minore delle maggiori? Ha ricevuto anche delle onorificenze come personaggio gay friendly e poi è venuta fuori come strenua difensora della famiglia tradizionale a scapito del “resto” (cioè della nostra vita). Opportunismo o convinzione?

Marcella Bella
Lei è proprio convinta, reazionaria ma molto cotonata. Infinitamente parodiata da migliaia di drag queen italiane (e in particolare siciliane….)

Donna Summer
L’imperatrice della discomusic, creata in America dall’immenso produttore Moroder, venerata da orde di frocie discotecare…. o non ci va a convertirsi ad una chiesa reazionaria e a rilasciare dichiarazioni sull’AIDS che non vogliamo neanche ricordare? Da lì il ripudio, tardive smentite non troppo convincenti, una carriera di fatto interrotta…. Eppure i suoi pezzi erano troppo belli, ballabilissimi, e qua ce ne ascoltiamo uno per voce del cantante pop gay più militante che ci sia stato fino ad ora, Jimmy Somerville, coadiuvato da Marc Almond. Alla prossima, sperando che le icone controvoglia partecipino tutte ai prossimi Pride… Non possiamo lasciare far tutto a Lady Gaga….

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Il Dio sole/o 2

Continuiamo il nostro discorso sulle analogie tra il dio egiziano Aton ed il Dio della Bibbia.
Siamo arrivati gradualmente alla la trasformazione del dio nazionale in dio universale, Aton e El-Yahvèh si fondono, non senza creare strane discrepanze nel racconto biblico (le vedremo, le vedremo…) e tutta la storia viene riletta in questo senso, ma soprattutto la Bibbia stessa comincia a essere scritta in questo senso (ma che credete che l’abbia veramente cominciata a scrivere Mosè o Davide tra il 1.300 e il 1.000 A.C.? Le prime fonti sono tra l’850 e il 750 A.C. e le altre vanno avanti fino al 538 A.C., guarda caso, come dicevamo periodo monarchico e esilico, saccheggiando mitologie preesitenti per quanto riguarda i primi 11 capitoli di Genesi, cioè la crezione e compagnia bella).
Forse tutto insieme è un po’ troppo e un po’ confuso ma dipaneremo questa matassa nelle prossime puntate, ora per chiudere vi proporrei un bell’inno a Aton, dio gentile del sole, che tanto somiglia a un salmo biblico (con la piccola differenza che è stato scritto circa 1.000 anni prima):

I
Tu ti ergi glorioso ai bordi del cielo, o vivente Aton !
Tu da cui nacque ogni vita.
Quando brillavi dall’orizzonte a est
riempivi ogni terra della tua bellezza
sei bello, grande, scintillante,
Viaggi al di sopra delle terre che hai creato,
abbracciandole nei tuoi raggi,
tenendole strette per il tuo amato figlio (Akhenaton).
Anche se sei lontano, i tuoi raggi sono sulla Terra;
Anche se riempi gli occhi degli uomini, le tue impronte non si vedono.

II
Quando sprofondi oltre il confine occidentale dei cieli
la terra è oscurata come se fosse arrivata la morte;
allora gli uomini dormono nelle loro stanze,
il capo coperto, incapaci di vedersi tra loro;
vengono loro sottratti i tesori da sotto la testa
e non lo sanno.
Ogni leone esce dalla sua tana,
tutti i serpenti emergono e mordono.
Il buio è totale e la terra silente:
Colui che li ha creati riposa nell’orizzonte.

III
La terra si illumina quando sorgi
Con il tuo disco scintillante di giorno.
Davanti ai tuoi raggi l’oscurità viene messa in fuga
il popolo delle Due Terre celebra il giorno,
tu lo svegli e lo metti in piedi,
loro si lavano e si vestono,
Sollevano le braccia lodando il tuo apparire,
poi su tutta la terra cominciano il loro lavoro.

IV
Le bestie brucano tranquille,
gli alberi e le piante verdeggiano,
gli uccelli lasciano i loro nidi
e sollevano le ali lodandoti.
Tutti gli animali saltellano sulle zampe
tutti gli essere alati volano e si posano di nuovo
tornano alla vita quando tu sorgi.

V
Le navi salpano su e giù per il fiume.
Alla tua venuta si aprono tutte le strade.
Di fronte al tuo volto i pesci saltano nel fiume.
I tuoi raggi raggiungono l’oceano verde.
Tu sei colui che mette il seme maschile nella donna,
tu sei colui che crea il seme nell’uomo,
tu sei colui che risveglia il figlio nel ventre della madre,
accarezzandolo perché non pianga.
Anche nell’utero sei la sua balia.
Tu dai respiro a tutta la tua creazione,
aprendo la bocca del neonato,
e dandogli nutrimento.

Bello eh! Andatevi a vedere, come vi dicevo, il salmo n. 104 della Bibbia e vedrete delle incredibil somiglianze.
Concludiamo qui , dato che di carne al fuoco ne abbiamo messa veramente tanta.

Vi do solamente le risposte ai quesiti della volta scorsa:
1) e 2) la risposta è boh. Nella Bibbia a pochi versetti di distanza ci sono entrambe le versioni, segno che il testo biblico è un collage di vari testi assemblati successivamente (anche di questo ci interesseremo in seguito).
3) Che dire, forse si era veramente confuso o forse altro non è che ciò che credevano gli ebrei in antichità e cioè che luce e sole non fossero necessariamente collegati. In parole povere che il sole non fosse la causa della luce diurna ma solo il suo segnale. Alle faccia dell’infallibilità della parola di Dio nel testo biblico!!
Niente domande per questa volta. Vi lascio un po’ di respiro dato che la volta prossima ci avventureremo nel labirinto dei miti della creazione.

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Il Dio sole/o

Può essere interessante esaminare come il concetto di Dio unico si sia fatto spazio nel popolo ebraico dato che, come abbiamo visto la volta scorsa, è molto probabile che per molti secoli sia stato politeista o monolatra (cioè che concepisse l’esistenza di più divinità ma che ne ritenesse una la più grande ed unica a dover essere adorata).
Può essere interessante notare come uno dei nomi di Dio, Adonai (Il Signore), sia decisamente simile a quello di Aton, il dio Sole egizio che fu imposto come dio unico dal faraone Akhenaton (regnante probabilmente tra il 1350 – 1333 A.C.)
Ricordiamoci che l’Esodo (l’uscita degli ebrei dall’Egitto) è posto in genere tra il 1250-1230 a.C, quindi il popolo ebraico aveva conosciuto il culto di Aton.
Si è ipotizzato che Mosè (la figura biblica che avrebbe guidato gli ebrei fuori dall’Egitto per portarli verso la terra promessa, la Palestina) fosse in realtà egiziano e sacerdote di Aton; a lui quindi andrebbe il merito di aver introdotto l’idea di una divinità unica con caratteristiche decisamente diverse dalla divinità originariamente adorata dal popolo ebraico.
Si tratterebbe di un creatore universale, dolce e misericordioso, lontano anni luce dal dio rancoroso che conosciamo leggendo alcune parti del cosiddetto Vecchio Testamento; decisamente più lontano poi se lo paragoniamo a Yahvéh, dio della guerra cananeo.
E’ possibile che le due idee di divinità abbiano convissuto a lungo nel popolo ebraico e siano state sintetizzate solo successivamente, in periodo monarchico (come abbiamo detto nella puntata scorsa) e soprattutto durante l’esilio a Babilonia, dopo la deportazione che segue la conquista del regno di Giuda da parte dei Babilonesi (587 A.C.). E’ un momento di grave crisi per tutto l’impianto religioso ebraico: il regno bendetto da Dio finisce e Gerusalemme con il suo tempio (casa di Dio) viene distrutta.
Come conciliare tutto questo con l’idea di un dio più potente di tutti gli altri dei, che veglia sulla nazione che si è scelto, se proprio questa nazione viene distrutta?
Ecco allora che l’immaginazione dei teologi viene in soccorso (pur di sostenere il culto a cui ci si ispira si arriva a negare anche la più palese evidenza): Dio, pur rimanendo il dio del popolo ebraico, in un certo senso si emancipa, acquista caratteristiche cosmiche, viene identificato con un dio unico e creatore che sta al di sopra di tutto. Gli altri dei non ci sono più, quindi non c’è nessuno con cui debba confrontarsi, lui è sempre il vincitore e se per caso il suo popolo ha perso e versa in disgrazia è solo perché lui ha voluto punirlo per la sua infedeltà e i suoi peccati (della serie comunque vada, la rigiro come più mi torna comoda).

…segue la prossima volta, altrimenti il discorso si fa troppo lungo. Voglio comunque darvi le risposte ai quesiti della volta scorsa:
1)Trabocchetto!! La Trinità non è presente né come nome né come concetto nel Nuovo Testamento. Poi se si vuole dire che leggendo fra le righe la si può trovare (tirata per i capelli però, eh!), allora si può dire veramente di tutto anche che sono alto, prestante e che somiglio a Johnny Depp (tanto la foto non l’ho messa)
2) Il testo non lo dice però pare che fosse montone alla samaritana (coi datteri)
3) Anche questa era un trabocchetto perché pare che San Paolo cadde all’indietro, almeno a quanto dice San Barnaba il Penitente nel suo “De sanctorum vulneribus et aliis contusionibus” (Sulle ferite dei santi e altre contusioni).

Nuove domande:
1) Quanto dura l’acqua alta del diluvio universale? (40 giorni – 150 giorni – più o meno come a Venezia)
2) Quante coppie di animali puri Noè porta nell’arca (2 – 7 – va a simpatia)
3) Nella Genesi Dio crea la luce prima del sole e delle stelle. Da dove veniva quella luce allora? (da una fonte provvisoria tipo le lampade del Silmarillion di Tolkien – si era confuso – una domanda più facile no, eh!?)

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La creazione – Un racconto originale? 2/2

Eravamo rimasti alla rappresentazione della creazione fatta nell’Enuma Elish, quindi andiamo un po’ a vedere come va a finire.
Marduk vince lo scontro e sventra i due giganti (“separa” quindi), divide le acque sotto e sopra il cielo (come Jahwèh quindi), fa emergere la terra e crea l’umanità.
E’ interessante vedere che anche nei miti cosmogonici egizi all’inizio di tutto ci sia una emersione della terra da una massa acquorea informe a caotica.
Per gli egizi la massa acquorea primordiale si chiamava Nu e da questa emerge il dio Atum che si erge sul primo tumulo di terra detto “Ta-Tenen. In altre versioni dove la divintà principale è Ptah (dio collegato all’elemento terrestre al contrario di Atum che è collegato al sole), egli è identificato con Ta-Tenen stesso.
Indipendentemente dalle versioni comunque c’è sempre una divisione delle acque, una emersione della terra, un confinamento delle acque al di sopra del cielo (sia per i babilonesi che per gli antichi ebrei ed egizi: il cielo impediva che le acque “di sopra” ricadesseto sulla terra e riportassero tutto nel caos iniziale).
Invito tutti e tutte ad una consultazione di questi miti cosmogonici che (ci eravamo dati l’impegno la volta scorsa, no?) che nel frattempo avete sicuramente recuperato e risulterà abbastanza chiaro che sono stati la base su cui gli autori di Genesi hanno impostato il loro racconto, adattandolo alle loro esigenze di rappresentare un Dio unico, creatore di tutto l’esistente e soprattutto dell’umanità.
E’ comunque interessante vedere come tracce di questa visione caotica e “malvagia” della massa acquorea primordiale (Teom per gli ebrei – Tiamat, come abbiamo detto, per i babilonesi) siano rimaste anche nei racconti biblici successivi.
Si rileverà spesso una dicotomia tra il collegamento al bene dell’acqua dolce e il collegamento al male del mare salato, sede di mostri (nella Bibbia si parla del Leviatano, che un po’ alla Tiamat babilonese somiglia).
Non è un caso che nei “cieli e terra nuova” che ci saranno dopo il giorno del giudizio il mare non esista più.
“Apocalisse 21
1 Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più. 2 Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo ….
Allora per concludere possiamo dire che non ci pare un racconto originalissimo anche se comunque èun bel tentativo di spiegare le cose in modo da difendere la nuova impostazione monoteista che ormai nel periodo monarchico e in quello post- esilico aveva preso definitivamente campo.
Solo un’ultima cosa vorrei farvi notare: nelle mie consultazioni dei manoscritti pnacotici ho avuto modo di leggere un antico testo apocrifo, “L’apocalisse degli arcangeli” in cui la storia del mondo ed il suo destino sono fatti narrare dagli angeli più vicini a Dio stesso.
In un passo un po’ rovinato si legge “ Io, Michele (l’arcangelo) ero con il Signore, quando con le sue mani prese l’abisso (la Teom) e la sventrò ………. pose il cielo a dividere …… perché più ritornasse ……
E’ incredibile ma in questo testo il caos primordiale è in qualche modo personificato e somiglia in modo impressionante alla Tiamat babilonese.
Va bene spero che questa parte sulla creazione sia stata interessante, vediamo se lo sarà anche quella sui vari diluvi…

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La creazione, un racconto originale? 1/2

In tutte le culture esistono miti che spiegano come l’universo ed il mondo siano stati creati (alcune credono anche che siano eterni e che quindi non ci sia un inizio) e provano anche a dare risposte sul perchè tale creazione sia avvenuta.
La Bibbia non è da meno e nel suo primo libro, la Genesi appunto, si legge come Dio abbia creato tutto l’esistente. Per essere più precisi i primi 11 capitoli vogliono dare tutta una serie di spiegazioni su una serie di domande fondamentali: come il mondo fu creato appunto, come fu creato l’uomo, perchè esiste la morte e la malattia, perché gli uomini parlano lingue diverse tra loro ecc.
Ma la domanda che ci facciamo oggi è soprattutto se ciò che ci viene raccontato nella Bibbia sia una spiegazione originale di come tutto ebbe inizio oppure no.
Per rispondere a questo leggiamo i primi capitoli di Genesi:

[1]In principio Dio creò il cielo e la terra. [2]Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.

[3]Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. [4]Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre [5]e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.

[6]Dio disse: «Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque». [7]Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento. E così avvenne.[8]Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno

 

Il seguito lo lascio a voi, noi concentriamoci sui primi due versetti che sembrano essere più il “cappello introduttivo” del racconto che l’inizio stesso, infatti alcune traduzioni riportano “Quando Dio creò il cielo e la terra, la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso….”
E’ quindi la constatazione del fatto che esisteva uno stato di caos al quale Dio comincia a porre rimedio. Il caos è rappresentato dalle tenebre, l’abisso e la terra informe.
Dio allora comincia a “creare” (il verbo ebraico è “bara”, che in seguito acquisirà il significato di “creare dal nulla” ma che ha anche il significato di “modellare” ed è infatti utilizzato anche quando Dio “crea” , “modella” l’uomo dalla creta e non dal nulla quindi) e crea essenzialmente mettendo ordine, “separando” le acque (elemento caotico per eccellenza) per mezzo del cielo, facendo emergere la terra  e separando la luce dalle tenebre.

Se andiamo a esaminare il testo babilonese dell’ Enuma Elish  (altro mito cosmogonico della creazione) che risale al dodicesimo secolo A.C.  (i primi capitoli di Genesi con molta probabilità sono del VII – VI secolo A.C.), assistiamo alla lotta del dio Marduk contro i giganti primordiali caotici Apsu e Tiamat, che rappresentano la massa acquorea preesistente a tutto;  in particolare Tiamat è l’acqua salata.
L’Enuma Elish è una rappresentazione molto suggestiva della creazione che avviene con una battaglia tra le divinità e veniva letta durante le celebrazioni del capodanno babilonese.

In molte altre mitologie la creazione è essenzialente spiegata come una lotta fra le divinità più antiche (che rappresentano il caos) e la generazione di dei più nuova (spesso la terza generazione, rappresentativi degli uomini che dominano la natura ostile)

Vediamo infatti Zeus contro i titani, gli dei norreni contro i giganti di ghiaccio e fuoco Ymir e Surtur e molti altri.
A questo punto farei uno stop e vi do appuntamento alla prossima parte, con l’impegno però di cercare nel frattempo questi testi che sono veramente di facile reperibilità.

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Diluvi ed altre catastrofi

Passiamo ad un argomento decisamente stuzzicante, anche perché è una di quelle storie della Bibbia più conosciute anche dai “profani” e cioè la narrazione del diluvio universale.

Chi di noi non ricorda la storia di Noè, dell’arca e degli animali messi in salvo? Credo che ce la ricordiamo tutti e che faccia veramente parte del nostro immaginario collettivo.

Quello che magari si conosce meno è il fatto che di diluvio (molto spesso mandato dalla divinità per punire gli uomini) si parla in molte tradizioni religiose.

Per venire ad una tradizione vicina a noi, quella greca ad esempio, assistiamo al diluvio mandato da Zeus per distruggere l’umanità, eccetto i due anziani Deucalione e Pirra che poi ripopoleranno il mondo.

Ma ci sono poi racconti come quello Indù di Manu o anche nella mitologia norrena (ne parla infatti l’Edda di Snorri).

E’ probabile che dietro tutte queste narrazioni ci sia il ricordo ancestrale della salita degli oceani dopo la fine dell’ultima glaciazione ( 12.000 – 10.000 anni fa) ma dato che per noi è interessante il testo biblico, il racconto che ci può essere di stimolo è quello nell’epopea di  Atrahasis, mito sumero, scritto intorno al dicissettesimo secolo A.C., di cui abbiamo traccia anche nell’epopea di Gilgamesh ( successiva e nella quale il protagonista si chiama invece Utnapishtim)

Qui si narra di Atrahasis appunto che viene invitato dal dio Enki (dio dell’acqua) a costruire un’arca per salvarsi dal diluvio che sta per essere mandato dal dio Enlil (dio dell’aria). Atrahasis sale a bordo con famiglia e animali e si salva.

Particolari più interessanti sono contenuti nella versione di Utnapishtim, dove il diluvio è sempre mandato da Enlil e il protagonista è avvertito da Ea (corrispondente a Enki). Viene costruita l’arca e viene salvata la famiglia e gli animali. La pioggia dura 7 giorni e quando tutto finisce l’arca si arena su un monte (non vi ricorda niente?). Utnapishtim per vedere se la terra è tornata praticabile manda in ispezione tre uccelli in successione (colomba, rondine e corvo), più o meno come fa Noè, che manda tre volte una colomba (il corvo solo all’inizio). Per celebrare la fine del diluvio poi Utnapishtim sacrifica agli dei, animali a gruppi di 7.

E’ interessante vedere che nel racconto biblico invece il numero 7 sia quello degli animali puri che vengono fatti salire sull’arca (infatti ne servivano più di 2 appunto per i sacrifici) mentre degli impuri si prende solo una coppia. Questo viene detto al capitolo 7, versetti 2-3 della Bibbia anche se  al capitolo 6, versetti 19-20 si era detto solo due per ogni specie ma abbiamo comunque imparato che la Bibbia non è un capolavoro di coerenza.

Nella Bibbia poi il diluvio ha una durata diversa (40 giorni e 40 notti) ma questo numero è molto significativo dato che in tutti i racconti biblici il 40 ha il significato di “un tempo compiuto, necessario per svolgere un’azione o il compiersi di un evento, cessato il quale si comincia qualcosa di nuovo, per il quale il tempo trascorso è servito da preparazione”.

Basta pensare ai 40 anni del popolo di Israele prima di entrar nella terra promessa, i 40 giorni di digiuno di Gesù prima di iniziare il suo ministero, i 40 giorni di permanenza di Gesù risorto con i discepoli prima di ascendere al cielo per trasmettere loro tutta la conoscienza necessaria.

Quindi la narrazione biblica (che è di molto successiva a questi racconti) potrebbe aver attinto (come al solito) dal mito sumero/babilonese che a sua volta avrebbe avuto origine dal tentativo di spiegare la rapida risalita delle acque del bacino del Mar Nero, oltre 7 millenni fa, a causa della rottura della diga naturale costituita dallo stretto del Bosforo (sempre successivamente alla fine della quarta glaciazione, come detto precedentemente). Questa sembra essere la zona di origine della popolazione sumera che portò queste memorie fino in mesopotamia, dove si stabilì successivamente.

Delusi? Pensavate che almeno il diluvio fosse un racconto originale? Sono veramente desolato se vi ho causato questo disagio. Per rimediare almeno in parte proverò a ripristinare il nostro giochino delle domande (so che vi mancavano):

1) Quali animali potevano mangiare Noè e la sua famiglia sull’arca? (Unicorni(infatti si sono estinti),  un po’ di quelli impuri, tanto…, nessun animale)

2) Quanti figli aveva Noè? (uno, tre, un sacco)

3) Noè era imparentanto con il famoso Matusalemme? (No, Sì era il nipote, Si conoscevano ma non si stimavano)

A presto.

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La moglie di Jahweh

Dopo i laceranti quesiti del nostro primo appuntamento (sorvolerei un attimo sul terzo, dato che forse sono sul punto di accendere un mutuo a tasso variabile, speriamo bene!), vorrei approfondire meglio l’argomento della divinità che per lungo tempo è stata considerata consorte di quello che è poi diventato il Dio unico della Bibbia.

Ci sono numerose tracce anche nel testo biblico di una figura femminile chiamata Asera (Asherah); se ne parla ad esempio nel libro dei Re (2Re 23: 4-7) e in molte altre parti, generalmente sottintesa quando si menzionano i pali sacri che la rappresentavano ed erano a lei dedicati.

Se ne parla in termini negativi naturalmente, come di una figura adorata dal popolo ebraico che si era lasciato irretire dai culti pagani e aveva abbandonato il vero culto di Dio, che sarebbe stato esclusivamente monoteista fin dall’inizio.

E’ probabile però che questa sia una rilettura a posteriori della storia della religione ebraica, quando oramai il culto unico di Yahweh aveva soppiantato quello politeistico o comunque monolatrico comunemente praticato dalla popolazione nei primi secoli dopo il suo arrivo in palestina (intorno al 1.200 A.C.).

Con la conquista delle città cananee in palestina gli ebrei ne avevano adottato in parte anche le divinità; le principali (e non uniche) che nei primi secoli venivano adorate sembrano essere state proprio Yahweh (dio della guerra e condottiero degli eserciti celesti), la sua consorte Asherah e Baal, tutte mutuate dal pantheon cananeo.

Sembra che l’idea monoteista prenda sempre più campo invece durante la monarchia, o meglio monarchie, dato che il popolo ebraico si divise presto in due regni distinti, Israele (che dura dal 933 al 722 A.C.) e Giuda (circa dal 933 al 587 A.C.) e venga definitivamente imposta dal re Giosia, re di Giuda dal 640 al 609 A.C. (ritroveremo spesso questo signore nelle nostre discussioni), che realizzò una importante riforma religiosa.

Asherah era una dea madre, collegata alla terra, che nella mitologia cananea è moglie del dio principale El; verrà poi legata a Yahweh quando quest’ultimo sarà identificato con lo stesso El, dato che da dio della guerra e protettore della monarchia passerà ad essere considerato dio supremo del cosmo (un’operazione avvenuta anche in altri contesti mitologici, basti pensare al Marduk babilonese).

Asherah era pregata dalle donne, come protettrice durante il parto e in generale per i buoni raccolti. Un inno a lei dedicato è presente nei frammenti del testo delle Preghiere di Azazia come ci viene riportato nei manoscritti Pnakotici “ … lode a te o splendente, tu che cammini sui mari …… la tua grazia illumina la terra e la rende feconda ….”

Che dire? Forse la presenza di una figura femminile non vergine ci avrebbe permesso di convivere con una religione meno misogina e sessuofobica…? ma oramai è andata in questo modo.

Vorrei concludere con alcuni piccoli questi che, come di consueto, ci aiuteranno a tenere vivo l’interesse (questa volta sono andato sul Nuovo Testamento, vi pregherei di rispondere senza rileggerlo, per vedere quanto ci ricordiamo di questo testo così basilare):

 

1) Quante volte è nominata la Trinità? ( 1 – 5 – 3 appunto sennò che Trinità è)

2) Cosa cucinò la suocera di Pietro dopo che Gesù la guarì?  (montone – zuppa – trenette)

3) Da quale parte del cavallo cadde San Paolo (destra – sinistra – sembra proprio che cappottò)

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Vergine e madre

Come ben sappiamo uno dei personaggi principali del cristianesimo (e del cattolicesimo in particolare) è Maria la madre di Gesù, della quale si dice che concepì il figlio pur rimanendo vergine, per opera dello Spirito santo.

Tra gli scritti del Nuovo Testamento, il concepimento verginale di Gesù è riferito da due Vangeli, il Vangelo di Matteo e ilVangelo di Luca. Il Vangelo di Matteo dice:

“E Giuseppe, destatosi dal sonno, fece come l’angelo del Signore gli aveva comandato e prese con sé sua moglie; ma egli non la conobbe, finché ella ebbe partorito il suo figlio primogenito, al quale pose nome Gesù” (Matteo 1,24-25).

Il Vangelo di Luca dice invece:

E Maria disse all’angelo: “come avverrà questo, perché io non conosco uomo?” E l’angelo rispondendo: “lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti adombrerà: pertanto, il santo che nascerà da te sarà chiamato figlio di Dio” (Luca 1,34-35).

 

Negli altri vangeli, Marco e Giovanni, non si parla di nascita virginale (questi due vangeli non parlano peraltro dell’infanzia di Gesù) e il concetto di vergine e madre pare essere sconosciuto anche dagli altri scritti del nuovo testamento.

 

Per i cristiani la profezia principale che parla della nascita miracolosa di Gesù si troverebbe nel seguente passo del Vecchio Testamento:
“In quei giorni, il Signore parlò ad Acaz: “Chiedi un segno dal Signore tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure lassù in alto”. Ma Acaz rispose: “Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore”. Allora Isaia disse: “Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare la pazienza degli uomini, perché ora vogliate stancare anche quella del mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele, cioè Dio-con-noi”(Isaia 7, 10-14).

Questo passo però è sempre stato punto di controversia fra cristiani ed ebrei; sono in particolare oggetto di disputa la traduzione dell’ebraico almah con “vergine”, nonché il fatto che si tratti effettivamente di una profezia riferita al Messia. Il termine almah di per sé indica una “giovane donna” non necessariamente vergine, ma nella Versione dei Settanta (che sarebbe l’antica traduzione della Bibbia in greco) è reso con παρθένος (parthenos), che spesso indica una vergine.

 

Studiosi ebrei sostengono che il Vangelo di Matteo, che voleva convincere gli ebrei che Gesù era il Messia, ha interpretato male i riferimenti dell’Antico Testamento. In particolare, viene contestato che la profezia di Isaia citata da Matteo si riferisca a Gesù; è opinione degli studiosi ebrei che essa si riferisca invece a Ezechia, figlio del re Acaz, oppure ad uno dei figli dello stesso Isaia. Gli Ebrei, infatti, rimproveravano ai primi cristiani di citare le profezie fuori contesto (un po’ come fanno oggi i cristiani con i Testimoni di Geova, ma a quanto pare la storia si ripete).

 

Come mai allora emerge questa idea di una nascita miracolosa per il Messia dei cristiani? E’ vero che altre nascite particolari sono presenti nella Bibbia (sia Sara, la moglie di Abramo e la madre di Giovanni Battista partoriscono pur essendo sterili, ad esempio), ma quella di Gesù pare essere più riconducibile all’archetipo dell’eroe, del salvatore, che è eccezionale anche nel momento del suo concepimento e nella nascita. E’ probabile che i miti pagani del bacino del mediterraneo abbiamo avuto grossa influenza per costruire il personaggio mitico intorno alla figura storica di Gesù ebreo, che già pochi anni dopo la morte si stava sbiadendo, lasciando il passo ad una complessa costruzione mitologica che porterà in poco tempo addirittura ad una sua divinizzazione.

 

Sulla costruzione della divinità di Gesù torneremo in seguito (essendo un processo un po’ complesso), per adesso ricordiamo i vari eroi che con il nostro amico palestinese hanno condiviso nascite miracolose.

Devaki, madre di Krishna
Ceres, madre di Osiride
Maia, madre di Sakia
Celestina, madre di Zunis
Chimalman, madre di Quexalcote
Minerva, madre del Bacco greco
Semele, madre del Bacco egiziano
Nana, madre di Attis
Alcmene, madre di Eracle (Ercole)
Shing-Mon, madre di Yu
Iside, madre di Horus
Avevamo iniziato parlando di Maria, ma se ci pensate bene, la sua figura è rimasta un po’ marginale al nostro ragionamento. Per lei, che da giovane ragazza palestinese si è ritrovata elevata quasi al rango di una semidea, necessita una puntata a parte (forse proprio la prossima).

 

Ci siamo un po’ dilungati quindi darei velocemente le soluzioni ai quesiti della volta scorsa:

1) Non potevano mangiare animali, all’inizio della storia, secondo la Bibbia, l’uomo è vegetariano. Proprio dopo il diluvio Dio toglierà il divieto di mangiare la carne.
2) I figli di Noè erano tre (questa era facile dai) Sam, Cam e Jafet, che diedero origine ai differenti gruppi etnici esistenti sulla Terra.
3) Sì era il nipote, se si stimassero o no questo non è dato sapere.

A presto 🙂

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