L’imbarazzo della (sempre) prima volta

il pesantone rubrica azione gay e lesbica

Mi dispiace, non parlerò di sesso. Ma di quella che per me è ogni volta come la prima: metter piede in un locale gay. Ora, per natura (e per definizione) sono un Pesantone, quindi mi sono chiesto il perché di tanta apprensione nel varcare la soglia di qualsivoglia locale gay in giro per il mondo.

Ho trovato il colpevole di tutto ciò: Jack di Dawson’s Creek. Il telefilm mieloso della mia adolescenza che mi ha offerto uno dei primi modelli di omosessuale (per altro vestito perennemente come il bravo ragazzo americano, oppure, quando era in buona, come l’impiegato del catasto in vacanza a Sharm el Sheik). Jack Mc Phee perennemente indeciso e dalla lacrima facile. Jack che se doveva chiederti di passargli il sale, scoppiava in lacrime perché era gay: non era proprio un epigono di Harvey Milk. In una delle scene madri del telefilm, Jack è in preda ai dubbi chiedendosi davanti alla porta di un’associazione glbt se fosse stato il caso di entrare o meno. E ci sta un’ora intera, davanti a quella porta, chiaramente con tanto di pianto intermittente. Nel corso del telefilm, il nostro Jack (che resterà sempre un piagnone senza giustificazione alcuna) si darà alla vita, incominciando a frequentare locali a destra e manca con una nonchalance inaspettata: inutile dire che ogni ragazzo che incontra sulla sua strada lo mollerà perché il nostro Jack rivela la sua natura di piagnone ogni volta che gli si rivolge parola. Sarà perché secondo la vulgata i gay sono sensibili. Mah.

Lo so, dovrei avere maggiore comprensione per questo personaggio: ma temo che sia colpa del suo imprinting se sulla soglia di un locale gay per un nanosecondo mi colgono afflizioni degne di Jack Mc Phee: sarò a posto? e quello che vuole? Oddio ci sta lui… con la sola differenza che il tutto si risolve nel giro di venti secondi e che difficilmente scoppio in lacrime se qualcuno mi chiede da accendere. Eppure sono un gay dichiarato, attivista, in pace con me stesso (va, diciamo tranquillo, non ci allarghiamo), ma quella remora iniziale ce l’ho sempre.

Ecco, lo devo dire: accidenti a te Jack Mc Phee, te e le tue paranoie postadolescenziali.

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