La crisi della coppia lesbica

almanacco di vita lesbica

La crisi della coppia lesbica ha sempre un nome. E un cognome. Nome femminile, che non di rado appartiene ad un’amica comune della coppia. In molti, molti casi tale nome sarà anche quello della futura fidanzata di una delle due componenti la coppia in crisi.

In alcuni casi la crisi ha due nomi. Sempre femminili, sempre con cognome, e che tendenzialmente divengono i nomi delle fidanzate future delle due ex componenti la coppia. Comodo direte voi…niente affatto: ogni ex rinfaccerà all’altra per anni l’abbandono e il tradimento subiti, negando a se stessa e in breve rimuovendo totalmente dalla propria co(no)scienza che pure lei già aveva un’altra. Perché di buona ce n’è una sola (come per la casatella e la mamma), e quella sicuramente sei tu.

La crisi della coppia lesbica occupa statisticamente un terzo della relazione. A volte anche un pò di più. Quindi se avete appena iniziato a litigare è inutile carezzare sogni d’evasione con topmodel ai tropici: non vi sono deroghe e amnistie allo stragio vicendevole e autolesionista che compirete al fine di poter poi sapere per certo che “non c’era altro che potevate fare”, che tu “non hai niente da rimproverarti”, che “comunque ci hai provato fino alla fine”, ecc ecc.

Nella sua parabola di svolgimento, la crisi della coppia lesbica è attraversata da momenti di sincera e ardente convinzione che il rapporto è recuperabile, che si potrà superare questo brutto momento e ritornare felici insieme. Sfortunatamente questi momenti di radiosa speranza non coinvolgono quasi mai entrambe le fidanzate allo stesso tempo, da cui appunto il procedere “parabolare” della crisi.

La crisi della coppia lesbica è sempre accompagnata dalla rivelazione, dal sapore quasi ultraterreno, che l’altra non è più la stessa degli inizi, a cui si accompagna la constatazione che in effetti è un po’ stronza… comunque se non stronza almeno insensibile sì, insomma, non più presente come prima, non più attenta, distratta… vabbé, ok, è decisamente una stronza ecco.

Col procedere della crisi aumenta anche la conflittualità, che diviene ad un certo punto quasi l’essenza stessa del rapporto, comportando pertanto che dai motivi sensati e reali delle prime discussioni si approdi a furiose liti innescate da episodi quali non ha lavato le pentole dopo aver fatto la zuppa (che hai mangiato pure tu), perché piega in quel modo i calzini (suoi peraltro), non ha voluto accompagnarti dal dentista in Slovenia (avendola tu preavvisata la sera prima del viaggio), non ha risposto al tuo ultimo messaggio (è vero, in realtà ti è rimasto nelle bozze noti adesso, ma insomma se ti amasse davvero avrebbe risposto eh), ecc. ecc.

La crisi della coppia lesbica partecipa comunque del divino, poiché ha la capacità di coglierci sempre impreparate: per quanto ci si sia già passate, ogni volta essa si palesa come una folgorazione, lasciandoci attonite di fronte ai cocci di una relazione che “stavolta poteva davvero durare”, e assolutamente impreparate al dolore e alla distruzione. D’altronde facciamo così anche con la sindrome premestruale dodici volte all’anno, quindi di che stupirsi?

Nella crisi della coppia lesbica sono naturalmente coinvolte anche le amiche, che devono sorbirsi racconti estenuantemente ripetitivi su cosa ha detto lei, e cosa ho fatto io, e allora lei ha fatto così capisci, e io però le ho risposto, ma poi ho pensato ah no eh, e dopo però lei non mi ha scritto ma era on line, allora io ho fatto un post, ma certo l’altra sera è tornata e non aveva fame hai capito?, ma io allora domani esco per conto mio, tanto lo so che ha un’altra, ma secondo te ce l’ha? e allora comunque io le ho detto ah no cara così non si può continuare e lei allora… zzz ronf zzz ronf…

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