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28 gennaio 2010

dalle ore 21.00 presso
AZIONE GAY E LESBICA

GIORNATA DELLA MEMORIA E SEGNALI DI FASCISMO:
MAI PIU'

Proiezione di “Prove di fascismo” breve video sul ritorno dell’intolleranza di matrice politica nei confronti di gay, lesbiche e transessuali.
Presentazione di “Mai più” opuscolo nel quale Azione gay e lesbica ha raccolto alcuni documenti per ricordare i gay e le lesbiche vittime della violenza nazista.
Presentazione di “In fondo l’Itaglia è tutta qua: famiglia e sicurezza” istant-book prodotto da Facciamo Breccia che approfondisce l’uso politico della violenza su gay, lesbiche e transessuali.
Mostra Fotografica  “Segnali di fascismo” che conduce a leggere i segnali inquietanti sul passato più recente e sul presente, le analogie, il riproporsi di squadrismo, caccia al diverso, razzismo, omo-lesbo-transfobia popolare e istituzionale

Intervengono:

  • Renato Busarello - Antagonismo gay di Bologna
  • Graziella Bertozzo - Azione gay e lesbica
  • Coordina:
  • Massimo Ridolfi – Azione gay e lesbica

 

65 anni fa, il 27 gennaio 1945, veniva liberato il campo di sterminio di Auschwitz. Dal 2000, per ricordare le vittime della Soah, in tutta Europa il 27 gennaio si celebra la Giornata della Memoria.
Azione gay e lesbica in questa giornata vuole sia ricordare le migliaia di uomini gay e di donne lesbiche che hanno pagato il prezzo del furore nazista, che far riflettere sugli inquietanti segnali di nuovi fascismi che negli ultimi anni stanno invadendo l’Europa e l’Italia in particolare.
Questo fa sì che la trasmissione della memoria sia sempre più urgente, sempre più indispensabile, e rappresenti l’unico vaccino possibile per impedire un pericoloso ritorno al passato, a quel passato che non vogliamo si ripeta mai più.

Azione gay e lesbica ha raccolto nell’opuscolo “MAI PIU’” alcuni documenti per ricordare i gay e le lesbiche vittime del furore nazista.
Sono i più sepolti nell’oblio, sia della storia che delle coscienze: alcuni dei pochi sopravvissuti continuarono ad essere perseguitati anche dopo la fine della guerra e  in Germania l’omosessualità continuò a rimanere un reato fino al 1969. Vi furono addirittura omosessuali sopravvissuti al campo di concentramento che scontarono, dopo il 1945, condanne inflitte dal regime nazista.
Solamente negli ultimi anni, anche grazie al dibattito sulla discriminazione relativa all’orientamento sessuale nell’ambito dell’Unione Europea, si è iniziato a rendere dignità alle sofferenze e alla morte di migliaia di uomini gay e di donne lesbiche che hanno pagato il prezzo dell’ideologia e della violenza naziste.
I documenti dell’opuscolo ricostruiscono parte della storia dei triangoli rosa con cui i gay furono deportati e, ancora più immateriale, quella dei triangoli neri o di altri colori con cui furono eliminate sia le lesbiche che la loro stessa identità.
"Non tutti coloro che sono sopravvissuti hanno la forza di raccontare. Noi che ce la facciamo abbiamo un obbligo in più. Lo dobbiamo ai nostri genitori assassinati, ai sei milioni di ebrei, ai 500.000 zingari, agli innumerevoli omosessuali, ai russi e ai polacchi che sono morti", ha detto Hedi Fried, scampato allo sterminio, durante una conferenza a Stoccolma in occasione della Giornata della Memoria del 2000.
Con il passare degli anni non vi saranno più testimoni diretti di quanto accaduto: quest’obbligo riguarda e riguarderà quindi ogni donna ed ogni uomo, ognuno di noi.

Il video “Prove di fascismo” e la mostra “Segnali di fascismo”  vogliono invece condurre a leggere i segnali inquietanti sul passato più recente e sul presente, le analogie, il riproporsi di squadrismo, caccia al diverso, razzismo, omo-lesbo-transfobia popolare e istituzionale.
L’istant-book “In fondo l’Itaglia è tutta qua: famiglia e sicurezza”, prodotto da Facciamo Breccia, propone invece - a partire dalla cosiddetta “emergenza omofobia” - una serie di interventi che approfondiscono l’uso politico della violenza, mettendo in rilievo come spesso l’uso delle parole omofobia, lesbofobia e transfobia riporti a un piano dell'irrazionale, togliendo forza alla denuncia della violenza politica che si abbatte sui corpi di chi non è conforme.
Viviamo in un paese sempre più contagiato dal virus della barbarie, dove la mancanza di memoria porta ogni giorno ad atti di violenza e all’incapacità a fornirne una lettura che permetta di difendersi.
L’iniziativa vuole invitare a prestare attenzione a questi segnali e ad utilizzare gli strumenti della conoscenza storica e della riflessione, per attivare forme di resistenza nella realtà quotidian